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  • 08set

    Organizzo corsi Haccp di 8 ore per candidati in cerca di lavoro e dipendenti.
    Al termine della lezione rilascio attestato valido ai sensi del Reg. CE 852/04 firmato e validato in qualità di Biologo iscritto all’Albo Professionale di riferimento.

    Effettuo i corsi anche presso la sede dell’azienda richiedente.

    Contattatemi senza impegno per un preventivo.
    dott.poggi@gmail.com
    347.5424105

    Diffidate dei corsi on line, dovete anche imparare qualcosa e non solo avere in mano un pezzo di carta…

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  • 08set

    “Mi hanno detto che per lavorare nel campo alimentare ci vuole l’Haccp. Cos’è?”.
    “Ho chiesto un po’ in giro quante ore devo fare ed ogni quanto va rinnovato ma ognuno mi ha detto una cosa diversa…”.
    “Al posto del libretto sanitario hanno messo un corso. Lei ne sa qualcosa? Sembra si chiami HCCP o HCP o qualcosa del genere”.
    “Non bastano 100 ore di corso per poter avere la licenza adesso ci va anche questo CP. E’ un’altra cosa giusto?”

    Queste sono alcune delle domande che mi vengono rivolte ogni giorno riguardo il “famigerato” corso Haccp.
    Cercherò di fare chiarezza sull’argomento anche se non è facile perchè la cosa è piuttosto complessa.

    Un po’ di storia.
    C’era una volta il libretto sanitario… Il medico che lo rilasciava avrebbe dovuto accertarsi del vostro stato di salute e spiegarvi cosa fare per prevenire le contaminazioni dei cibi; in pratica fare formazione.
    Un bel giorno arriva il Decreto Legislativo 155 del 1997. Uno dei punti fermi di questo decreto è che spetta al titolare occuparsi dell’igiene dei propri addetti e della loro formazione.
    A questo punto, confortate dal fatto che la responsabilità era stata spostata sugli operatori del settore alimentare e dal fatto che, statisticamente, non si era mai accertata l’efficacia del libretto, alcune regioni italiane l’aboliscono.
    Quindi non è vero che il corso Haccp ha sostituito libretto sanitario, è invece corretto dire che che quest’ultimo non è più necessario in quanto le aziende sono obbligate a far fare loro la formazione ai dipendenti. Per questo motivo è stato abolito.

    Quante ore devono fare gli addetti?
    Il motivo per cui c’è molta confusione è perchè ogni Regione Italiana ha legiferato in modo diverso a riguardo. Alcune come la Valle d’Aosta richiedono obbligatoriamente 4 o 8 ore a seconda del tipo di attività che si andrà a fare, altre come la Toscana 12 ore ed altre ancora tra cui il Piemonte e la Lombardia non si sono espresse.
    Ad onor del vero la Lombardia aveva inizialmente fissato 4 ore per poi fare marcia indietro nel 2009, abrogando il decreto ed allineandosi al Piemonte.
    Se guardiamo la stretta logica sia il Piemonte che la Lombardia hanno ragione; spetta al titolare dell’attività valutare, in base ai suoi rischi, quanto il suo personale debba essere formato e su cosa.
    Il problema è che se in Italia non dai scadenze certe da scriversi sul calendario, nessuna fa niente!

    Sto cercando lavoro nell’ambito alimentare in Piemonte cosa devo devo fare?
    Sempre più aziende, probabilmente per l’incertezza del mecato e le assunzioni per brevi periodi del personale, non vogliono più caricarsi dell’onere della formazione e chiedono all’assunzione l’”Attestato” Haccp. Il problema, in Piemonte dove non ci sono in tal senso delle indicazioni regionali, è che dovrebbero specificare anche quante ore di lezione devono aver fatto i candidati, gli argomenti ed il limite temporale di accettazione (massimo vecchio di uno, di due anni ecc…). Questo in base a quanto scritto nella procedura di formazione del personale del loro specifico manuale di autocontrollo. Naturalmente non lo fanno e lasciano nell’indecisione i candidati che chiedono in giro e su dieci domande ottengono dieci risposte diverse.
    Se a ciò aggiungiamo il fatto che il 90% delle picole attività (rivendite, ristoratori ecc…) non sanno neanche che devono far formare i dipendenti, gli stessi candidati possono trovare facilmente posto in un ristorante o negozio senza aver mai fatto nessun corso.
    Io ritengo che un corso di 8 ore, che tratta tutti gli argomenti igienico sanitari generici e non più vecchio di due anni possa andar bene un po’ per tutte le attività piemontesi.

    Lavoro per un’azienda alimentare ma non ho mai fatto nessun corso, cosa rischio?
    Tu niente, il titolare dell’azienda, invece, pesanti sanzioni.

    Ho già l’attestato Haccp ma l’azienda in cui lavoro mi vuol far fare un altro corso, sono obbligato a farlo?
    Assolutamente Si.

    Ho bisogno di fare il corso a chi devo rivolgermi?
    A figure professionali con le competenze per farlo. Ad esempio Biologi iscritti all’Albo come me.
    Infatti anche io organizzo corsi Haccp di 8 ore per candidati in cerca di lavoro e per dipendenti (in questo caso anche presso la sede dell’azienda richiedente).
    Contattatemi senza impegno per un preventivo !
    dott.poggi@gmail.com
    347.5424105

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  • 09set

    Come detto in un articolo precedente, in Regione Piemonte l’origine di moltissime tossinfezioni è casalinga.

    Probabilmente questo dato è altrettanto vero negli Stati Uniti.

    Los Angeles sta sperimentando un questionario on line di 57 domande per permettere ai cittadini di valutare se le condizioni igieniche della loro cucina ed in generale del loro modo di preparare i pasti siano idonee.

    Il risultato finale può variare da A (buono) a D (insufficiente).

    La notizia interessante è però un’altra. Sembra che (ma il sembra è d’obbligo visto che i dati sono forniti dallo stesso ente che ha proposto il questionario e quindi, come minimo, sono ottimistici) a fronte di sole 13.000 compilazioni on line del questionario siano diminuite del 13 % le infezioni dovute a problemi alimentari.

    Questo dato è secondo me veramente esagerato: contando una media di 4 persone a famiglia per 13.000 compilazioni non si arriva comunque al 13 % della popolazione di Los Angeles (considerando comunque che tutti questi soggetti abbiano scampato una tossinfezione grazie al questionario, cosa, naturalmente impossibile).

    Los Angeles giustifica questa incongruenza parlando non tanto di chi ha fisicamente compilato il questionario, quanto del clamore che la messa on line dello stesso ha suscitato.

    Indipendentemente dai numeri che si possono o non possono contestare, sarebbe interessante riproporre questo esperimento in Italia (azzardo, magari in Regione Piemonte) e fare una seria analisi statistica nei primi anni  dopo l’esperimento stesso, confrontata con gli anni precedenti di cui si hanno comunque dei dati.

    Se si vuole strafare si può associare al questionario una vera e propria campagna di informazione; tra l’altro uno dei punti delle mie proposte per aumentare la sicurezza alimentare (vedi il download “La lunga strada della sicurezza alimentare”) era proprio quello della sensibilizzazione dei consumatori (inserito tra le azioni importanti).

    Se siete interessati il link per il questionario è il seguente:

    http://www.lapublichealth.org/phcommon/public/eh/fsquiz/index.cfm

    La fonte della presente notizia è newsfood.com

    www.newsfood.com

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  • 12apr

    La prima delle procedure delocalizzate di cui tratterò è quella di formazione del personale.

    Credo che in assoluto sia la più difficile da implementare e portare a regime, nonchè la più complessa da mantenere efficace.

    Questo perchè ogni procedura del manuale viene applicata dal proprio personale ed accertarsi che lo faccia sempre nella maniera corretta è in assoluto la cosa più difficile del lavoro di un responsabile di autocontrollo o qualità che sia.

    Senza considerare che tutto il tempo speso a formare con riunioni e lezioni è, per la quasi totalità dei titolari di un’azienda, “buttato via”. Soprattutto se deve pure pagare gli straordinari.

    Un responsabile, nel pianificare il programma di formazione, deve quindi considerare di non fare troppi interventi per non stufare gli operatori (e che cavolo! Se avessi voluto studiare avrei fatto l’Università!) e il titolare (Dottore  quanto mi fa spendere per cose inutili…), ma neanche troppo pochi per mantenere sempre viva l’attenzione dei dipendenti sui temi di qualità e sicurezza alimentare.

    In generale che cosa è importante trattare?

    Io sono convinto che lezioni preconfezionate in cui girano salmonelle e listerie con dotte disquisizioni allegate non servano a nulla. Ritengo, invece, che sia necessario preparare una lezione calata nella realtà dell’Azienda in cui si va a parlare con casi pratici e soprattutto molti esempi con riferimenti alla vita di tutti i giorni.

    Può essere utilissimo fare un tour fotografico preventivo delle cose che non vanno per discuterle poi tutti assieme dando collettivamente una gravità ad ogni problema evidenziato nelle foto.

    Non dimentichiamoci, dopo le lezioni, che è anche necessario un sistema per valutare l’efficacia della formazione. Oggi vanno molto di moda i quiz al termine delle singole lezioni. Inutile dire che io a questi quiz non credo molto anche se sono comodi e danno sicuramente un risultato definito.

    Molto più calzante sarebbe un sistema di valutazione oggettivo dell’operato quotidiano dei dipendenti anche se è veramente difficile da instaurare e mantenere.

    Infine due parole sulle nuove tendenze formative americane. Troverete nella sezione download un  file exe proveniente dal sito Food Safety music.

    http://foodsafe.ucdavis.edu/

    Sembra che stia avendo un buon successo fare lezioni igienico sanitarie durante le quali si cantano tutti assieme queste canzoni rimaneggiate (almeno così mi dicono, ma io non ho mai approfondito il discorso in tal senso, se qualcuno ne sa di più è invitato a postare un commento).

    La prima cosa che mi è venuto in mente vedendo il video è che fosse destinato a dei bambini nelle scuole, ma sembra che non sia così…

    Il video in flash (We are the microbs) è nella sezione download e ne potete vedere altri sul sito originale raggiungibile da un link nell’articolo.

    Potrebbe funzionare da noi? E che livello si potrebbe proporre?

    C’è qualche direttore di qualità illuminato e coraggioso che vorrebbe progettare con me una lezione sperimentale di questo tipo nella sua azienda?

    O, meno coraggiosamente, qualche Preside per la sua scuola?

    I miei contatti li avete, di nuovo Buona Pasqua.

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  • Altro dato interessante, nel questionario, alla domanda: "Ch...
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