UNI EN 14065:2016 ed il sistema RABC

Certificazioni

Restiamo tutti in attesa di sapere tempi e modi per la famigerata “FASE 2”.

Sembra uno di quei film di fantascienza dove si viene poi a scoprire che la fase due non è nient’altro che una bella bomba nuclerare per resettare tutto…

Certo è, comunque, che ci sarà una maggiore attenzione a comportamenti che si sarebbero sempre dovuti tenere ma non lo si è mai fatto: lavarsi spesso le mani, tenere le dovute distanze, stare a casa se si sta male (quante volte sono andato a lavorare bombato di tachipirina…), accertarsi della pulizia dell’ambiente che ci circonda.

Se offrite il servizio di lavanderia, un plus significativo per i vostri clienti potrebbe essere l’utilizzo del sistema RABC con relativa certificazione UNI EN 14065:2016.

Risk Analysis and Biocontamination Control è un sistema di controllo della biocontaminazione basato su una gestione del rischio tramite procedure preventive chiamate PRP e controllo puntale di alcuni parametri del proprio sistema: i punti di controllo (CP) o punti critici di controllo (CCP), se particolarmente importanti.

L’analogia con gli alimenti ed il sistema HACCP è nettamente evidente; la differenza che salta subito all’occhio è la gestione del pericolo. Nel primo caso (RABC) si considerano solo quelli biologici, nel secondo (HACCP) vengono valutati tutti: biologici, chimici e radiologici, fisici.

Una volta definiti i PRP ritenuti necessari, come ad esempio gestione del personale, lotta agli infestanti, gestione dei fornitori, qualità dell’acqua e procedure di lavaggio, si effettua una analisi del rischio (basata sul classico P x G) per ogni fase del processo di lavoro. Tale analisi definirà la necessità di effettuare controlli specifici all’interno di quella fase, come, ad esempio, la temperatura dell’acqua di lavaggio. In base all’indice di rischio ottenuto, i contolli sono definiti CP (punto di controllo) o CCP (punto critico di controllo).

Per la stesura del sistema di gestione si può far riferimento alle linee guida RABC di Assosistema, piuttosto dettagliate, soprattutto nella definizione dei controlli analitici sul prodotto lavato o sull’acqua di processo.

Implementare il sistema nella propria lavanderia comporterebbe un miglioramento dello stato microbiologico finale del prodotto, assicurando una maggiore igiene ai propri clienti.

Al termine del processo certificarsi con enti che hanno stretto un protocollo di intesa con Assosistemi darebba una maggiore visibilità alla propria azienda, nonché la possibilità di partecipare ad appalti con credenziali maggiori e più significative.

Naturalmente è possibile effettuare l’analisi del rischio con una valutazione specifica anche per il COVID 19, in modo da adeguarla alle nuove necessità.

Se effettuate il servizio di lavanderia pensateci; strutturare razionalmente il vostro sistema potrebbe essere la caratteristica che vi distinguerà dalla massa.

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ISO 45001:2018 “Leadership e Partecipazione dei lavoratori”

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La necessità di allineare il Sistema di gestione per la Sicurezza agli altri Sistemi di Gestione con validità internazionale, ha fatto si che dopo un lungo processo di revisione, iniziato nel marzo 2013 e concluso nel marzo 2018, sia stato pubblicato il nuovo standard ISO 45001:2018 che sostituirà il precedente OHSAS 18001:2007 (Standard inglese della gestione della salute e sicurezza dei lavoratori).

Dal mese di Marzo di quest’anno gli audit possono essere solo più effettuati a fronte della ISO 45001, mentre la OHSAS non sarà più valida a partire dal 12 Marzo 2021.

Le modifiche principali consistono nell’introduzione anche nel sistema di sicurezza di una “struttura ad alto livello” tipica delle norme ISO, con la suddivisione nelle seguenti dieci sezioni:

 

  1. Scopo e campo di applicazione
  2. Riferimenti normativi
  3. Termini e definizioni
  4. Contesto
  5. Leadership
  6. Pianificazione
  7. Supporto
  8. Attività operative
  9. Valutazione prestazioni
  10. Miglioramento

A parte l’introduzione delle sezioni specifiche della 9001 quali ad esempio contesto ed analisi del rischio, da sottolineare, secondo noi, è un maggiore coinvolgimento nel processo decisionale, dei lavoratori e, ove istituiti, dei loro rappresentanti.

All’interno della sezione 5 “Leadership” è stato inserito un paragrafo ad hoc, il 5.4 (non presente ad esempio nella ISO 9001 o nella 14001) che sottolinea il dovere dell’organizzazione di “stabilire, attuare e mantenere uno o più processi per la consultazione e la partecipazione dei lavoratori a tutti i livelli e funzioni applicabili …”

Siamo convinti che la consultazione e la partecipazione dei lavoratori, o dei rappresentanti dei lavoratori stessi sia realmente fondamentale nella gestione della sicurezza. A volte potrebbe anche dare risultati inaspettati oppure illuminanti.

Alcuni suggerimenti per coinvolgere i lavoratori e dimostrare la conformità alla norma potrebbero ad esempio essere:

  • Analisi SWOT compilate dai singoli lavoratori
  • Riunioni con relativi verbali
  • Cassette di suggerimenti
  • Periodiche visite nei reparti da parte dei responsabili con colloqui ed interviste al personale

Affinchè la consultazione e la partecipazione possano avvenire l’organizzazione deve:

  • fornire modi, tempi, formazione e risorse necessarie per la consultazione e partecipazione;
  • garantire l’accesso ad informazioni chiare, comprensibili e pertinenti al sistema di gestione per la sicurezza;
  • individuare ed eliminare, o ridurre al minimo, gli ostacoli o le barriere alla partecipazione.

Le barriere e gli ostacoli si possono intendere come la mancata risposta alle richieste od ai suggerimenti dei lavoratori, le barriere linguistiche o culturali, ritorsioni o minacce di ritorsioni nel caso di lamentele o critiche.

In conclusione la consultazione e la partecipazione dei lavoratori implica un dialogo ed uno scambio a due direzioni tra l’organizzazione e le maestranze: la prima deve mettere a disposizione dei lavoratori, o dei loro rappresentanti, le informazioni necessarie affinchè i secondi possano fornire un feedback che dovrà essere preso in considerazione prima di prendere una decisione.

Ing. Paola Favero – Area Certificazioni

 

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Indicazione origine componenete primario in etichetta: Reg. UE 775/2018

Alimenti

Dopo anni di controversie, rimandi, decreti specifici Italiani, spesso di dubbia applicabilità, dal 01/04/2020 è diventato operativo il Reg. UE 775/2018: “Recante modalità di applicazione dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, per quanto riguarda le norme sull’indicazione del paese d’origine o del luogo di provenienza dell’ingrediente primario di un alimento”.

Preciso che personalmente non ritengo indispensabile e neanche utile l’indicazione dell’origine o provenienza delle materie prime in etichetta, in quanto non ha niente a che vedere con la sua qualità. Vediamo comunque quando è obbligatorio indicare l’origne dell’ingrediente primario o principale:

1) Quando richiesto da specifiche normative verticali come nel caso del miele, delle carni, del latte fresco pastorizzato, dell’olio extravergine. Tali normative erano già presenti e applicate prima dell’entrata in vigore del Reg. CE 775/18.

2) Quando si ricade nei casi che rendono applicabile il Reg. CE 775/18 e cioè quando in etichetta viene data una informazione volontaria riguardo l’origine del prodotto e questa sia diversa dall’origine dell’ingrediente primario (maggiore del 50% nella ricetta del prodotto).

Sottolineo volontaria, pertanto l’indicazione della ragione sociale e dell’indirizzo del laboratorio produttivo non vi ricadono, in quanto informazioni obbligatorie.

Come dare questa informazione?

Mediante la frase: “nome dell’ingrediente primario non proviene/non provengono da paese d’origine o luogo di provenienza dell’alimento” o una formulazione che possa avere lo stesso significato per il consumatore. Ad esempio: “Il grano non proviene dall’Italia”.

La frase si esprime sia al singolare che al plurale in quanto i componenti primari potrebebro essere anche più di uno.

In alternativa si può indicare la reale origine sia con designazioni specifiche riconosciute anche dettagliate (es. il Comune o la Provincia o la Regione), sia con definizioni più ampie (es. lo Stato oppure UE o ancora non UE).

Se la provenienza è da più zone o si elencano tutte o si usano le indicazioni più ampie possibili.

Tenete presente che è anche accettata l’indicazione “UE e NON UE”, in pratica dichiarate che l’ingrediente primario non proviene da Marte….

L’indicazione dell’origine dell’ingrediente primario deve essere data con caratteri di dimensioni non inferiori al 75% del carattere con cui si dava l’informazione volontaria dell’origine del prodotto, ma comunque non inferiori alle dimensioni minime richieste dal Reg. CE 1169/2011.

Voi cosa ne pensate a riguardo?

Avete precisazioni o considerazioni?

Attendo i vostri commenti.

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Un nuovo studio, un nuovo blog!

Professione

Di necessità virtù, diceva e scriveva San Girolamo!

Da tempo stavo valutando la rinascita del mio vecchio blog.

Dopo qualche anno di mancati aggiornamenti e problemi nella gestione della pagina che, di fatto, ne avevano comportato la fine, un pensiero costante mi spingeva a considerare la sua rinascita e rinnovamento.

Il fattore determinante ad impedirmelo è sempre stato il tempo.

Ma ecco che un evento inaspettato mi concede questo tempo per pensarci, dare una struttura e ripubblicare il blog.

Nel frattempo le vicissitudini lavorative mi hanno portato a strutturare uno studio professionale, con sede in Chivasso, che si occupa di varie tematiche consulenziali. Potete trovarle scorrendo il menu nella parte superiore.

L’obbiettivo che, però, vorrei raggiungere è quello di ritagliare uno spazio on line dove scambiarsi opinioni, ideee, interpretazioni delle normative, commenti sul proprio lavoro ed il lavoro degli altri.

Uno spazio per approfondire tematiche e studiare problemi, per conoscerci e collaborare.

Un saluto a tutti coloro che vorranno seguirci o camminare con noi.

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La qualità spiegata ad un bambino

Certificazioni

Come inizio ripropongo un mio vecchio articolo, scritto nel lontano 2010 credo, ma ancora attuale nonostante il passaggio dalla ISO 9001:2008 alla ISO 9001:2015!

In uno dei pochi giorni di mare che sono riuscito a fare quest’anno il figlio di un mio amico, dopo essersi informato riguardo il prezzo di una tavola di legno da surf di piccole dimensioni, mi ha chiesto: “Ma come è possibile che costi quanto un quintale di legna che compra papà per la stufa”?
Ho provato a spiegarglielo.

Non è solo un pezzo di legna !
Alcuni signori si sono riuniti per giorni per decidere quali caratteristiche dovesse avere il legno da usare, quelle specifiche sono state poi approvate da un altro signore.
Un ingegnere ha disegnato la tavola nei minimi particolari, quel disegno è poi stato approvato da un altro signore.
Il disegno è poi passato nelle mani di un mastro falegname il quale, intagliando il legno giunto in azienda e controllato dai dei signori per assicurarsi che fosse corrispondente a quello ordinato, lo ha riprodotto facendo la tavola.
Questa è stata poi controllata da dei signori per verificare che effettivamente fosse come nel disegni e che, quindi, il mastro falegname non si fosse sbagliato.
La tavola è passata poi ad altri signori che l’hanno collaudata per verificare che effettivamente fosse solida e si potesse usare per cavalcare le onde di piccole dimensioni.
Nel frattempo altri signori sono venuti nella falegnameria a controllare che chi ha controllato lo abbia fatto bene e che poi abbia scritto “Sì, è vero. Io ho controllato ed era tutto a posto”.

Qualcuno ha poi scritto le istruzioni ed un foglio chiamato scheda tecnica in cui c’è scritto “Questa tavola è fatta in questo modo”.
Un pittore ha infine dipinto la tavola con colori controllati da dei signori per accertarsi che non facciano male ai piedi di chi li tocca (sia in condizioni normali che con tanto sale nell’acqua).
La tavola è stata messa in plastica e poi nel cartone, è stata tenuta nei loro magazzini ed è poi partita per la distribuzione. A questo punto il distributore deve aumentare il prezzo per pagarsi gli autisti, la benzina ed i signori che controllano che lui faccia bene il suo lavoro.
Infine il distributore lo vende al negoziante che gli aumenta il prezzo perchè deve pagarsi i commessi e gli altri prodotti civetta venduti sottocosto. Deve inoltre pagarsi dei signori che, per suo conto, andranno in falegnameria a controllare che tutto sia stato controllato e che la tavola sia uscita perfetta!

Lo sguardo del bambino era un po’ affranto. Probabilmente pensava: “Ma io volevo solo un pezzo di legno levigato…”
Ed intanto io pensavo che, tutto sommato, quella tavola non costava poi tanto; ma poi mi colse un terribile dubbio.
“Speriamo non si spacchi già al primo giorno…”
Mi rassicurai immediatamente, sicuramente chi ha scelto le specifiche del legno in acquisto avrà fatto in modo che il prodotto si spaccasse dopo la garanzia non un giorno in più e non uno in meno

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