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  • 21dic

    Si dice così quando si incontra qualcuno che non si vedeva da parecchio tempo e si è contemporaneamente felici di incontrarlo e vogliosi di fargli notare come sia stata una grossa mancanza da parte sua non farsi più sentire.
    Chi non muore si rivede! Mi direi da solo leggendo che dopo ben 2 anni riesco nuovamente a postare qualcosa sul mio Blog.
    Nel frattempo non sono morto; lo dico a quei due o tre che potrebbero essersi preoccupati del mio stato di salute: ho, semplicemente, lavorato.
    Per mia fortuna non sono riuscito a ritagliarmi neanche un poco di tempo per tenere aggiornato con proposte, pensieri, idee, comunicazioni questo blog. Mi dispiace e mi scuso con chi magari ogni tanto lo leggeva, ma più di così non sono riuscito a fare.
    Nel frattempo sono dimagrito e poi di nuovo ingrassato con il classico fenomeno yo – yo, ho conosciuto tante realtà con ognuna la sua problematica da risolvere e tante persone con cui collaborare.
    Ero, però, arrivato ad un punto in cui dovevo prendere una decisione: o continuavo così, lavorando Sabato, a volte Domenica e la sera, a volte la notte, oppure iniziavo a strutturarmi.
    Ho scelto di tentare la seconda via: nasce così lo Studio Poggi in via Emilio Gallo 29 a Chivasso (TO)!
    Una collaboratrice in studio ed un’altra collaboratrice che mi accompagna nella gestione del Non Food; beato tra le donne!
    Numerose ulteriori collaborazioni con studi professionali in modo da riuscire a coprire tutti i servizi immaginabili: dall’igiene degli alimenti, mio settore di appartenenza, alle certificazioni di qualità, alle analisi di laboratorio, alla sicurezza sui luoghi di lavoro, alla derattizzazione, ai rifiuti, all’ambiente in genere… ve ne parlerò successivamente più nel dettaglio.

    Nel frattempo mi piacerebbe lanciare uno scambio di opinioni.
    Vi siete trovati anche voi nella condizione di avere un tale eccesso di lavoro da non sapere più dove girarvi e come gestire la situazione?
    Come l’avete risolto?
    Buone Feste a tutti.

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  • 08set

    Organizzo corsi Haccp di 8 ore per candidati in cerca di lavoro e dipendenti.
    Al termine della lezione rilascio attestato valido ai sensi del Reg. CE 852/04 firmato e validato in qualità di Biologo iscritto all’Albo Professionale di riferimento.

    Effettuo i corsi anche presso la sede dell’azienda richiedente.

    Contattatemi senza impegno per un preventivo.
    dott.poggi@gmail.com
    347.5424105

    Diffidate dei corsi on line, dovete anche imparare qualcosa e non solo avere in mano un pezzo di carta…

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  • 08set

    “Mi hanno detto che per lavorare nel campo alimentare ci vuole l’Haccp. Cos’è?”.
    “Ho chiesto un po’ in giro quante ore devo fare ed ogni quanto va rinnovato ma ognuno mi ha detto una cosa diversa…”.
    “Al posto del libretto sanitario hanno messo un corso. Lei ne sa qualcosa? Sembra si chiami HCCP o HCP o qualcosa del genere”.
    “Non bastano 100 ore di corso per poter avere la licenza adesso ci va anche questo CP. E’ un’altra cosa giusto?”

    Queste sono alcune delle domande che mi vengono rivolte ogni giorno riguardo il “famigerato” corso Haccp.
    Cercherò di fare chiarezza sull’argomento anche se non è facile perchè la cosa è piuttosto complessa.

    Un po’ di storia.
    C’era una volta il libretto sanitario… Il medico che lo rilasciava avrebbe dovuto accertarsi del vostro stato di salute e spiegarvi cosa fare per prevenire le contaminazioni dei cibi; in pratica fare formazione.
    Un bel giorno arriva il Decreto Legislativo 155 del 1997. Uno dei punti fermi di questo decreto è che spetta al titolare occuparsi dell’igiene dei propri addetti e della loro formazione.
    A questo punto, confortate dal fatto che la responsabilità era stata spostata sugli operatori del settore alimentare e dal fatto che, statisticamente, non si era mai accertata l’efficacia del libretto, alcune regioni italiane l’aboliscono.
    Quindi non è vero che il corso Haccp ha sostituito libretto sanitario, è invece corretto dire che che quest’ultimo non è più necessario in quanto le aziende sono obbligate a far fare loro la formazione ai dipendenti. Per questo motivo è stato abolito.

    Quante ore devono fare gli addetti?
    Il motivo per cui c’è molta confusione è perchè ogni Regione Italiana ha legiferato in modo diverso a riguardo. Alcune come la Valle d’Aosta richiedono obbligatoriamente 4 o 8 ore a seconda del tipo di attività che si andrà a fare, altre come la Toscana 12 ore ed altre ancora tra cui il Piemonte e la Lombardia non si sono espresse.
    Ad onor del vero la Lombardia aveva inizialmente fissato 4 ore per poi fare marcia indietro nel 2009, abrogando il decreto ed allineandosi al Piemonte.
    Se guardiamo la stretta logica sia il Piemonte che la Lombardia hanno ragione; spetta al titolare dell’attività valutare, in base ai suoi rischi, quanto il suo personale debba essere formato e su cosa.
    Il problema è che se in Italia non dai scadenze certe da scriversi sul calendario, nessuna fa niente!

    Sto cercando lavoro nell’ambito alimentare in Piemonte cosa devo devo fare?
    Sempre più aziende, probabilmente per l’incertezza del mecato e le assunzioni per brevi periodi del personale, non vogliono più caricarsi dell’onere della formazione e chiedono all’assunzione l’”Attestato” Haccp. Il problema, in Piemonte dove non ci sono in tal senso delle indicazioni regionali, è che dovrebbero specificare anche quante ore di lezione devono aver fatto i candidati, gli argomenti ed il limite temporale di accettazione (massimo vecchio di uno, di due anni ecc…). Questo in base a quanto scritto nella procedura di formazione del personale del loro specifico manuale di autocontrollo. Naturalmente non lo fanno e lasciano nell’indecisione i candidati che chiedono in giro e su dieci domande ottengono dieci risposte diverse.
    Se a ciò aggiungiamo il fatto che il 90% delle picole attività (rivendite, ristoratori ecc…) non sanno neanche che devono far formare i dipendenti, gli stessi candidati possono trovare facilmente posto in un ristorante o negozio senza aver mai fatto nessun corso.
    Io ritengo che un corso di 8 ore, che tratta tutti gli argomenti igienico sanitari generici e non più vecchio di due anni possa andar bene un po’ per tutte le attività piemontesi.

    Lavoro per un’azienda alimentare ma non ho mai fatto nessun corso, cosa rischio?
    Tu niente, il titolare dell’azienda, invece, pesanti sanzioni.

    Ho già l’attestato Haccp ma l’azienda in cui lavoro mi vuol far fare un altro corso, sono obbligato a farlo?
    Assolutamente Si.

    Ho bisogno di fare il corso a chi devo rivolgermi?
    A figure professionali con le competenze per farlo. Ad esempio Biologi iscritti all’Albo come me.
    Infatti anche io organizzo corsi Haccp di 8 ore per candidati in cerca di lavoro e per dipendenti (in questo caso anche presso la sede dell’azienda richiedente).
    Contattatemi senza impegno per un preventivo !
    dott.poggi@gmail.com
    347.5424105

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  • 01giu

    Di seguito il testo del comunicato del Ministero dell’Ambiente e contenente le date di entrata in vigore del SISTRI così come modificate a seguito di nuova proroga giunta nella tarda mattinata del 26 Maggio.

     

    Una intesa per rimodulare l’entrata in funzione del Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali e pericolosi è stato raggiunto ieri a tarda sera fra il Ministero dell’Ambiente e le principali organizzazioni imprenditoriali Confindustria e Rete Imprese.
    L’accordo recepisce le esigenze evidenziate nelle ultime settimane dagli operatori del settore ribadendo il valore del Sistri quale importante strumento di legalità e trasparenza nel delicato campo dei rifiuti.
    “Abbiamo cercato e trovato una soluzione condivisa – afferma il Ministro Stefania Prestigiacomo – nel comune intento di mettere in campo un sistema capace di coniugare trasparenza, semplificazione amministrativa, tutela della legalità. Un sistema che è stato pensato per agevolare il lavoro delle imprese non certo per complicarlo. Credo che la rimodulazione in chiave di progressività dell’entrata in vigore del Sistri sarà utile a collaudare al meglio il sistema e aiuterà le aziende a prendere confidenza con le nuove procedure elettroniche”.

     

    Secondo l’intesa raggiunta Il Sistri entrerà in vigore:

    - il 1° settembre 2011 per produttori di rifiuti che abbiano più di 500 dipendenti, per gli impianti di smaltimento, incenerimento, etc. (circa 5.000) e per i trasportatori che sono autorizzati per trasporti annui superiori alle 3.000 tonnellate (circa 10.000);
    - il 1° ottobre 2011 produttori di rifiuti che abbiano da 250 a 500 dipendenti e “Comuni, Enti ed Imprese che gestiscono i rifiuti urbani della Regione Campania”;
    - il 1° novembre 2011 per produttori di rifiuti che abbiano da 50 a 249 dipendenti;
    - il 1° dicembre 2011 per produttori di rifiuti che abbiano da 10 a 49 dipendenti e i trasportatori che sono autorizzati per trasporti annui fino a 3.000 tonnellate (circa 10.000);
    - il 1° gennaio 2012 per produttori di rifiuti pericolosi che abbiano fino a 10 dipendenti.

    Sono inoltre previste procedure di salvaguardia in caso di rallentamenti del sistema ed una attenuazione delle sanzioni nella prima fase dell’operatività del sistema.

    Si consiglia vivamente di continuare a ripristinare i dispositivi USB o di verificarne il funzionamento e di prendere confidenza con gli stessi al fine di non giungere “impreparati” alle prossime scadenze.

    Un grazie alla Dottoressa Raffaella Petrozzino per la stesura di questo articolo.

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  • 06feb

    E’ recente una sanzione ad un agricoltore in un mercato di Torino per vendita di buste di minestrone.

    Viene contestata la non conformità alla legge sull’etichettatura (Legge 109 del 1992); in pratica viene detto che non si possono vendere alimenti confezionati senza indicare sulla confezione le informazioni obbligatorie al consumatore (Ingredienti, lotto, scadenza, denominazione di vendita, peso, stabilimento di produzione, responsabile della messa in commercio ecc…).

    La sanzione erogata è stata di circa 3166 euro.

    Il vero problema è che, anche se ci fosse stata una etichetta conforme alle norme di legge, l’agricoltore è comunque sanzionabile se la produzione del minestrone avviene in locali non conformi e registrati in base al Reg. CE 852 del 2004.

    In questo caso si applica la sanzione prevista dall’articolo 6 punto 3 del DL 193 del 2007 che va da 1500 a 9000 euro. Il funzionario contesterà subito la violazione con sanzione pari a 3000 euro (il doppio del minimo od un terzo del massimo).

    Come vedete, sia nell’uno che nell’altro caso il prezzo da pagare è pressocché identico. 

    Cosa fare per essere in regola?

    Il metodo più sicuro è quello di farsi autorizzare dei locali di produzione conformi al regolamento CE 852/04. Devono avere ad esempio pavimenti e pareti lavabili fino ad una altezza congrua (per convenzione i funzionari usano considerare congrui 2 metri), lavabo per le verdure e le mani dei dipendenti, servizi igienici ecc…

    La produzione del minestrone avverrà in quei locali ed ogni pacchetto dovrà essere etichettato a norma di legge. In questo modo nessuno potrà contestarvi alcunché. Naturalmente dovrete aggiornare il vostro manuale di autocontrollo per includere quella preparazione.

    In alternativa occorre preparare il minestrone su di un tagliere al mercato su richiesta esplicita del cliente avvisandolo che il preparato non è pronto all’uso e va lavato. In questo caso, naturalmente, le verdure richieste nel minestrone sono indicate dal cliente, vanno pesate e non vi devono essere buste già pronte sul banchetto.

    Secondo il mio parere, nel caso sopra descritto l’attività che si fa non è di vera e propria produzione ma è connessa alla vendita e quindi a norma di legge.

    E’, comunque, un mio parere, bisogna vedere se il funzionario di turno lo condivide.

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  • 14ott

    Il D.M. Ambiente 28 settembre 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.230 dell’1 ottobre 2010,  proroga fino al 30 novembre prossimo il termine per la consegna alle aziende dei dispositivi Usb, ossia le chiavette per entrare nel sistema digitale di controllo del ciclo dei rifiuti.

    Fino al 30 novembre dunque l’attività su Sistri sarà puramente sperimentale e obbligatoria solo per chi è già in possesso dei dispositivi necessari.

    Il nuovo “Sistri-quater” prevede, inoltre, anche la proroga sino al 31 dicembre del c.d. regime “a doppio binario” (che doveva durare un solo mese) in base al quale le imprese dovranno iniziare ad utilizzare le nuove modalità informatiche per comunicare i dati della gestione e per “registrare” le movimentazioni dei rifiuti contestualmente alla compilazione dei “vecchi” documenti ambientali cartacei (FIR e registro di carico e scarico dei rifiuti) secondo quanto previsto dal TUA.

    Il nuovo decreto è stato motivato dalla prevedibile necessità di consentire il completamento della fase di configurazione e di consegna dei dispositivi elettronici (chiavette Usb, apparecchiature di monitoraggio per discariche e inceneritori e, per i soli trasportatori, black box). Sul fronte delle configurazioni per i trasporti si registrano i problemi più gravi, anche connessi alle “sim card”.

    Cosa succede adesso?

    In primo luogo il nuovo Decreto concede più tempo alle imprese per dotarsi dei dispositivi elettronici.

    Secondo le indicazioni della nota esplicativa del Dm 28 settembre 2010, dal 1° ottobre le imprese e gli enti già dotati dei dispositivi elettronici sono tenuti a effettuare i movimenti di carico relativi ai rifiuti prodotti, trasportati o gestiti utilizzando il Registro cronologico Sistri, mentre lo “scarico”di rifiuti caricati nel Registro di cui all’articolo 190 del d.lgs. n. 152/2006 nel periodo antecedente all’operatività del SISTRI potrà, sino al 31 dicembre 2010, essere riportato solo in tale Registro. Tuttavia, entro tale data, i soggetti tenuti devono “caricare” nel Registro cronologico i dati relativi a tutti i rifiuti “in giacenza” nel Registro di cui all’articolo 190.

    I soggetti iscritti al SISTRI ai quali, alla data del 1° ottobre 2010, non sono stati ancora consegnati i dispositivi, continuano a compilare unicamente il registro di carico e scarico e il formulario di identificazione dei rifiuti di cui agli articoli 190 e 193 del d.lgs. n. 152/2006.

     

    Le nuove scadenze

    Riepilogando, il “SISTRI-quater” dispone le seguenti proroghe:

    - lo spostamento dal 12 settembre al 30 novembre 2010 della data prevista per la conclusione della distribuzione delle chiavette usb e della installazione delle black box;

    - il differimento dal 1° novembre al 31 dicembre 2010 del termine della fase transitoria (il “regime a doppio binario” di cui all’art. 12, comma 2, DM 17 dicembre 2009).

    Cosa rimane inalterato?

     

    Vengono comunque confermati gli importi dei diritti di segreteria da versare alle Camere di Commercio per il ritiro dei dispositivi USB (“chiavette”) come da Decreto dirigenziale interministeriale del 17 giugno 2010 fissati in:

     

    € 16,00 per il rilascio del primo dispositivo per ciascuna unità locale,

    € 6, 00 per ogni dispositivo aggiuntivo relativo alla medesima unità locale

     

    Sanzioni

    Il nuovo Decreto assicura che durante i tre mesi di sperimentazione, ossia fino al 31 dicembre 2010, le sanzioni restano esclusivamente quelle relative alla violazione degli obblighi previsti dal d. lgs 152/2006 e s.m.i.

    Le sanzioni, vale a dire, per violazioni della normativa avente ad oggetto il Sistri, potranno essere applicate dal 1° gennaio 2011.

    Un passo, da parte del Ministro, nei confronti delle aziende che gestendo rifiuti, vivono un momento di grande confusione tecnica e procedurale.

     

    Ricordando che la data limite per l’uso della documentazione cartacea, e quindi del doppio regime, è slittata al 31 dicembre 2010 tiriamo un leggero sospiro di sollievo ma utilizziamo questo tempo concesso per capire un po’ meglio come entrare in sintonia con la nuova gestione informatizzata della realtà ambientale.

     

    Gli articoli che seguiranno consentiranno di restare informati sul prosieguo dell’entrata in vigore del nuovo sistema, nonché di eventuali novità normative ed interpretative provenienti dal Ministero dell’Ambiente.

     

    Un grazie alla Dott.ssa Raffaella Petrozzino per la stesura di questa nota esplicativa.

       
       

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  • 21set

    Nuovo caso di studio a Torino; questa volta decisamente più serio e grave delle “mozzarelle blu” innocue.

    Intossicazione da cozze, che conta, ad oggi, una sessantina di ammalati, ma che sta iniziando ad interessare anche altre parti d’Italia con continue segnalazione di persone corse al pronto soccorso.

    I sintomi sono i classici gastrointestinali: diarrea, vomito, dolori addominali.

    Cosa può provocare questi sintomi ?

    I tipi di contaminazioni negli alimenti sono 3: fisica, chimica, microbiologica.

    Escludiamo, naturalmente, la fisica e concentriamoci sulle altre 2.

    La microbiologica quadra perfettamente con i sintomi; sia batteri (salmonella ad esempio) che virus (epatite A) hanno sintomi simili. Il problema è che tutti questi non sopravviviono alla cottura ed anche se fossero trovati alle analisi è da escludere che siano loro. L’unica possibilità in tal senso è l’enterotossina staffilococcica, termostabile.

    Questo però limiterebbe la contaminazione a pochi lotti in quanto difficilmente lo staffilococco si è posizionato e concentrato sulla cozza all’origine, nel mare. L’alta concentrazione salina gli avrebbe limitato la crescita. Dalla raccolta in poi le basse temperature avrebbero impedito la formazione di tossina (che si produce dai 12°C in su).

    Quindi una sua eventuale presenza in grandi quantità sarebbe limitata a poche partite conservate male e ad alte temperature; in questo caso la diffusione sembra sia tutt’altro che limitata. Quindi ritengo fattibile ma poco probabile l’ipotesi.

    Passiamo alle contaminazioni chimiche: metalli pesanti in primis, ma dovrebbero avere una concentrazione talmente alta da dare sintomi di tossicità immediata che tendo ad escludere.

    Passiamo alle tossine algali. Quella più in linea coi sintomi è la DSP che si sta diffondendo in Italia, soprattuto nella zona di Trieste.

    Periodo di incubazione breve, termostabilità e sintomi in linea. Ritengo sia in assoluto la più probabile.

    Per fortuna tra le tre tossine algali conosciute (le altre sono PSP e ASP) è l’unica che non conta, ad oggi, casi mortali.

    Riassumendo dal più probabile al meno: DSP, enterotossine staffilococciche, metalli pesanti.

    Cosa rischia chi ha prodotto le cozze ? Tanto, sicuramente denuncia penale e condanna se supportata da prove concrete.

    Cosa rischia chi l’ha vendute?  Un po’ di meno, sicuramente denuncia penale e condanna se non dimostra di avere adeguatamente selezionato il suo fornitore e qui su cosa significa adeguato ci sarà battaglia legale.

    A mio parere per i piccoli sarà sufficiente estrarre varie dichiarazioni cartacee del fornitore, ma se i grandi non hanno nel proprio piano di campionamento una analisi per il rischio relativo a quel problema per loro la vedo dura in sede giudiziaria…

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  • 09set

    Come detto in un articolo precedente, in Regione Piemonte l’origine di moltissime tossinfezioni è casalinga.

    Probabilmente questo dato è altrettanto vero negli Stati Uniti.

    Los Angeles sta sperimentando un questionario on line di 57 domande per permettere ai cittadini di valutare se le condizioni igieniche della loro cucina ed in generale del loro modo di preparare i pasti siano idonee.

    Il risultato finale può variare da A (buono) a D (insufficiente).

    La notizia interessante è però un’altra. Sembra che (ma il sembra è d’obbligo visto che i dati sono forniti dallo stesso ente che ha proposto il questionario e quindi, come minimo, sono ottimistici) a fronte di sole 13.000 compilazioni on line del questionario siano diminuite del 13 % le infezioni dovute a problemi alimentari.

    Questo dato è secondo me veramente esagerato: contando una media di 4 persone a famiglia per 13.000 compilazioni non si arriva comunque al 13 % della popolazione di Los Angeles (considerando comunque che tutti questi soggetti abbiano scampato una tossinfezione grazie al questionario, cosa, naturalmente impossibile).

    Los Angeles giustifica questa incongruenza parlando non tanto di chi ha fisicamente compilato il questionario, quanto del clamore che la messa on line dello stesso ha suscitato.

    Indipendentemente dai numeri che si possono o non possono contestare, sarebbe interessante riproporre questo esperimento in Italia (azzardo, magari in Regione Piemonte) e fare una seria analisi statistica nei primi anni  dopo l’esperimento stesso, confrontata con gli anni precedenti di cui si hanno comunque dei dati.

    Se si vuole strafare si può associare al questionario una vera e propria campagna di informazione; tra l’altro uno dei punti delle mie proposte per aumentare la sicurezza alimentare (vedi il download “La lunga strada della sicurezza alimentare”) era proprio quello della sensibilizzazione dei consumatori (inserito tra le azioni importanti).

    Se siete interessati il link per il questionario è il seguente:

    http://www.lapublichealth.org/phcommon/public/eh/fsquiz/index.cfm

    La fonte della presente notizia è newsfood.com

    www.newsfood.com

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  • 30ago

    In uno dei pochi giorni di mare che sono riuscito a fare quest’anno il figlio di un mio amico, dopo essersi informato riguardo il prezzo di una tavola di legno da surf di piccole dimensioni, mi ha chiesto: “Ma come è possibile che costi quanto un quintale di legna che compra papà per la stufa”?
    Ho provato a spiegarglielo.

    Non è solo un pezzo di legna !
    Alcuni signori si sono riuniti per giorni per decidere quali caratteristiche dovesse avere il legno da usare, quelle specifiche sono state poi approvate da un altro signore.
    Un ingegnere ha disegnato la tavola nei minimi particolari, quel disegno è poi stato approvato da un altro signore.
    Il disegno è poi passato nelle mani di un mastro falegname il quale, intagliando il legno giunto in azienda e controllato dai dei signori per assicurarsi che fosse corrispondente a quello ordinato, lo ha riprodotto facendo la tavola.
    Questa è stata poi controllata da dei signori per verificare che effettivamente fosse come nel disegni e che, quindi, il mastro falegname non si fosse sbagliato.
    La tavola è passata poi ad altri signori che l’hanno collaudata per verificare che effettivamente fosse solida e si potesse usare per cavalcare le onde di piccole dimensioni.
    Nel frattempo altri signori sono venuti nella falegnameria a controllare che chi ha controllato lo abbia fatto bene e che poi abbia scritto “Sì, è vero. Io ho controllato ed era tutto a posto”.

    Qualcuno ha poi scritto le istruzioni ed un foglio chiamato scheda tecnica in cui c’è scritto “Questa tavola è fatta in questo modo”.
    Un pittore ha infine dipinto la tavola con colori controllati da dei signori per accertarsi che non facciano male ai piedi di chi li tocca (sia in condizioni normali che con tanto sale nell’acqua).
    La tavola è stata messa in plastica e poi nel cartone, è stata tenuta nei loro magazzini ed è poi partita per la distribuzione. A questo punto il distributore deve aumentare il prezzo per pagarsi gli autisti, la benzina ed i signori che controllano che lui faccia bene il suo lavoro.
    Infine il distributore lo vende al negoziante che gli aumenta il prezzo perchè deve pagarsi i commessi e gli altri prodotti civetta venduti sottocosto. Deve inoltre pagarsi dei signori che, per suo conto, andranno in falegnameria a controllare che tutto sia stato controllato e che la tavola sia uscita perfetta!

    Lo sguardo del bambino era un po’ affranto. Probabilmente pensava: “Ma io volevo solo un pezzo di legno levigato…”
    Ed intanto io pensavo che, tutto sommato, quella tavola non costava poi tanto; ma poi mi colse un terribile dubbio.
    “Speriamo non si spacchi già al primo giorno…”
    Mi rassicurai immediatamente, sicuramente chi ha scelto le specifiche del legno in acquisto avrà fatto in modo che il prodotto si spaccasse dopo la garanzia non un giorno in più e non uno in meno…

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  • 02ago

    L’emanazione e l’entrata in vigore, il 18 giugno 2010, del DM Ambiente n.65/2010 ha dato piena applicazione al d.lgs 151/2005 (c.d decreto RAEE) rendendo operativo l’obbligo di ritiro dell’usato in caso di acquisto di una nuova apparecchiatura elettrica ed elettronica (AEE). Rientrano nel campo di applicazione del DM 65/2010 tutti i: distributori, installatori e gestori di centri di assistenza tecnica di apparecchiature elettiche ed elettroniche, siano esse domestiche o professionali. Sono compresi anche tutti coloro che effettuano vendite elettroniche o televendite.

    Di seguito si riassumono gli obblighi di tali soggetti:

     Assicurare il ritiro gratuito dell’apparecchiatura usata;
     Informare gli utenti sulla gratuità del ritiro con modalità chiare e di immediata percezione, anche tramite avvisi apposti nei locali di vendita, con caratteri facilmente leggibili;
     Assicurare il raggruppamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche sia presso il proprio punto vendita che presso altro locale appositamente adibito. Tale luogo deve avere le caratteristiche prevista dal decreto (suddivisione rifiuti pericolosi dai non pericolosi, protezione da agenti atmosferici, pavimentazione adeguata);
     Autorizzare i propri mezzi per il trasporto di tali rifiuti (RAEE) presso l’Albo Nazionale Gestori Ambientali in apposita categoria; ovvero affidarsi a trasportatore autorzzato. Tale autorizzazione deve essere rinnovata ogni 5 anni.
     Gestire documentazione amministrativa per la tracciabilità del rifiuto: schedario numerato progressivamente, documento di trasporto apposito, autocertificazione attestante la provenienza domestica dei RAEE (per i soli centri di assistenza tecnica).

    Sanzioni: Il trasporto di RAEE senza avere l’autorizzazione sarà punito con la sanzione prevista dall’art. 256 T.U. Ambiente per l’attività di gestione rifiuti non autorizzata (pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti non pericolosi;
    pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti pericolosi).
    E’ invece sottoposto alla sanzione pecuniaria amministrativa di cui all’articolo 258 T.U. Ambiente da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro chiunque omette di tenere ovvero tiene in modo incompleto lo schedario di carico e scarico rifiuti (All I DM 65/2010).
    Se il registro è relativo a rifiuti pericolosi si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da quindicimilacinquecento euro a novantatremila euro, nonché la sanzione amministrativa accessoria della so spensione da un mese a un anno dalla carica rivestita dal soggetto responsabile dell’infrazione e dalla carica di amministratore.

    Un ringraziamento alla Dott.ssa Raffaella Petrozzino per la stesura di questa nota esplicativa.

    Per qualunque informazione o dubbi che potete avere contattatemi pure, o attraverso il blog tramite commento o ai seguenti numeri di telefono:

    340.7092132 Raffaella Petrozzino

    347.5424105 Mauro Poggi

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